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     I Misteri di Vendras

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    il_figlio_di_dorn
    Goblin delle Tenebre
    Goblin delle Tenebre
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    MessaggioTitolo: I Misteri di Vendras   Mar Ago 18, 2015 11:44 am

    PARTE PRIMA


    Cieli sopra la giungla del pianeta Vendras, ore 15:54 del giorno 125 dell'anno 789 del 41° millennio. 

    Il ronzio dei motori a reazione del piccolo velivolo Arvus riempiva la cabina.
    Sette uomini, oltre al pilota, si trovavano a bordo: cinque fanti veterani del 15° reggimento aviotrasportato del pianeta Vendras, un silenzioso e tetro tecnoprete e un giovane Inquisitore dell'Ordo Xeno.
    La fievole luce rossa che illuminava l'abitacolo gettava grevi ombre sull'equipaggio, rendendo visibili solo piccoli dettagli: una spilla con il simbolo dell'acquila bicefala appuntata sulla camicia dell'Inquisitore, un tubo che spuntava serpeggiando dal oscuritá sotto il cappuccio del tecnoprete come animato di vita propria, la canna di uno dei fucili a pompa appesi sopra la testa dei soldati.
    Nessuno osava parlare, nemmeno l'irrequieto Inquisitore Garaval, un ragazzo di non più di ventitré anni, che era giá arrivato alla settima sigaretta dalla partenza della piccola squadra dalla base operativa, non più di un'oretta prima.
    Il sergente veterano Tompson guardò le spire del fumo levarsi in alto, rifrangendo la luce e creando strani disegni. 
    Avrebbe voluto chiedere una sigaretta, ma non aveva la presenza di spirito per abbattere quella parete di ghiaccio che si era formata tra i membri dell'equipaggio.
    "La tensione si potrebbe tagliare con il coltello" pensò "basta vedere il povero Enderson, che continua a sfregarsi le mani freneticamente".
    Il fante seduto proprio davanti a Tompson, Randal Enderson, il più giovane membro della squadra, era visibilmente provato da quella situazione: continuava a muovere nervosamente il piede, e a sfregarsi le mani.
    "Se continua così dovremo chiedere al tecnoprete di mettergli delle protesi al posto delle mani!" pensò Tompson, facendosi scappare un risolino.
    Tutte le teste dei presenti, tranne quella incappucciata del tecnoprete, che era rimasto perfettamente immobile per tutto il viaggio, si girarono verso di lui. 
    "Scemo di un Jonas..." pensò.
    <> lo redarguì con spocchia l'Inquisitore. <> <>.
    Le dimensioni dell'ego di quel ragazzo erano incredibili.
    A Tompson sarebbe piaciuto pensare che in futuro quello stupido avrebbe abbassato la cresta, ma sapeva fin troppo bene, avendo già lavorato in passato con altri Inquisitori, che sarebbe solo peggiorato: se poteva esistere qualcosa che poteva eguagliare la fede di quegli uomini nell'Imperatore, era il loro sovrasviluppato ego.
    <> <> concluse l'Inquisitore, mentre spegneva il mozzicone di sigaretta sotto lo stivale rinforzato.
    <> sibilò la metallica voce del Tecnoprete <>.
    <> l'Inquisitore si affrettó a rispondere, e raccolse da terra il mozzicone utilizzando un immacolato fazzoletto di fine e pregiato tessuto.
    "Ben ti sta, tronfio smargiasso che non sei altro" pensò gioviale Tompson, poi si alzò e si avvicinò alla cabina di pilotaggio.
    <> chiese al pilota.
    <> rispose l'aviere, che come promesso spinse in avanti la cloche e fece abbassare pian piano il piccolo velivolo.



    Punto imprecisato nella giungla di Vendras, ore 15:54 del giorno 125 dell'anno 789 del 41° millennio 

    Correre. L'unica cosa che doveva fare. Correre e sopravvivere.
    Adrian Steele non poteva lasciare quell'artefatto in mano ai nemici, piuttosto se lo sarebbe portato nella tomba.
    Doveva correre più veloce, i nemici gli erano alle calcagna. Non poteva essere catturato.
    Più veloce. Più veloce.
    Le foglie delle piante lo frustavano con forza, lasciandogli piccoli tagli e grossi segni rossi sulla pelle, espsosta alle intemperie. La maglietta la aveva persa da tempo, negli scontri di poco prima.
    "Corri più veloce Adrian" pensò l'uomo "più veloc...".
    Il terreno si aprì sotto i piedi del fuggitivo, inghiottendolo nel buio più profondo.
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