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     Mordheim Underground

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    AutoreMessaggio
    BaRcE
    Assassino
    Assassino


    Maschile
    Numero di messaggi: 3029
    Età: 21
    Località: Borgomanero
    Data d'iscrizione: 20.03.08

    MessaggioOggetto: Mordheim Underground   Sab Mar 22, 2008 12:04 pm

    “Hans, spiegami perché ci ostiniamo a gironzolare in questo dannato quartiere e
    non proviamo invece ad esplorare gli edifici oltre il fiume! Porcap*****a capo! Oltre il
    ponte si vede brillare così tanta malapietra, di notte, da sistemarci tutti per la vita
    intera!”
    “Lascia perdere Thomas, lascia perdere.....”
    “E no che non lascio perdere Hans! Dico: dammi almeno una maledetta ragione!”
    “Ci tieni alla pellaccia Thomas?”
    “Ci tengo Hans, e’ ovvio...“
    “Oltre il fiume non c’e’ lavoro per te. Non sei duro abbastanza. Nessuno è duro
    abbastanza da inoltrarsi fin là.”
    “Buum! Fammi paura!”
    “Vedi quella villetta dalle pareti gialle? La vedi là, fra gli alberi contorti?
    L’unica intera in mezzo alle macerie. La vedi?”
    “Sicuro.”
    “Bhe’....sono successe cose, fra le pareti di quell’edificio.... Ci stanno alla larga
    anche le Sorelle, Thomas. Anche i topacci. Anche quei fusi dei Cacciatori di Streghe.”
    “S*******e.”
    “Io c’ero Thomas. Io c’ero.”
    Il giovane restò in silenzio per qualche istante a studiare l’espressione del capo.
    Lo conosceva da un paio d’anni almeno, e ormai aveva imparato a distinguere l’Hans
    spaccone e contafrottole da quello serio e davvero preoccupato. E l’inflessione che la sua
    voce aveva assunto, ora, la cupa luce che s’era accesa nelle sue pupille, gli suggeriva che
    la questione era complessa. Ma anche lo incuriosiva sapere.
    “Raccontami” - disse..
    “All’epoca, vent’anni fa almeno, puoi non crederci, io militavo come Zelota nel
    “Concilio” del capitano Von Questenberg. Ne hai sentito parlare? Eravamo dei
    maledetti puritani, ragazzo: senza pensarci avrei dato fuoco a mia madre, se per caso
    l’avessi sentita parlare di Sigmar con appena un lieve cenno di sufficienza. C***o se ci
    credevo! Poi.... poi, a forza di gironzolare per Mordheim, sono arrivato con la mia
    banda alla strafottutissima villetta gialla là in fondo. La casina color limone.....…
    Un Cultista che ci eravamo “lavorati” ci aveva detto che, in prossimità della
    mezzanotte di quel giorno, un Prete Nero avrebbe la’ celebrato un rito atto ad aprire..
    No, sono discorsi troppo complessi per te. Insomma: i seguaci di non so quale dio del
    Chaos si preparavano a celebrare le loro orgette. Mi segui?”
    “Va avanti.”
    “Ascia alla mano, pugnale fra i denti, ubriachi fradici, ripetendo per mille volte
    il nome di Sigmar, ci gettammo come forsennati all’assalto della stramaledetta
    villetta. Noi, in quanto poveracci Zeloti, “carne da macello”, si sa, costituivamo per
    così dire la prima ondata. Il vecchio Von Questenberg ci zoppicava dietro con la sua
    gamba di legno: pistola carica e mastini al guinzaglio. Superato il ponte, raggiunto
    il cancello, guadagnato il cortile della casa, l’aria ha incominciato a puzzare.
    Pensavamo ad una fossa aperta, una carogna, un magazzino di carne andata a male
    ‘c***o so?! Mai sentita una cosa così schifosa. Neppure dopo. Dalle finestre sotterranee
    della villetta salì all’improvviso un ronzio insopportabile. Fummo assaliti da uno
    sciame di mosche contro il quale non c’era difesa che tenesse! Il Capitano e Sprenger e
    Jakobi, i Cacciatori che componevano il “Concilio”, spararono in aria un paio di colpi
    per fare rumore e ripiegarono sull’altra riva del fiume. Io e miei due compagni Zeloti,
    invece, confusi, disorientati dalle bestiacce che ci ronzavano attorno, continuammo a
    correr dritti in avanti nella speranza di trovar dentro un qualche rifugio. Raggiunto
    finalmente l’ingresso, abbattuta la porta a spallate, lo sciame tornò a disperdersi nel
    giardino e noi... noi pensammo bene di scender le scale....”
    “Fuori non potevate tornare.”
    “Fuori no. E talmente fissati col il catechismo, eravamo, che andare a caccia di
    figli del Chaos nei sotterranei ci sembrò a tutti l’idea migliore e più esaltante. Giù.
    Senza neppure una torcia, al buio, con quel fetore che trasudava dalle pareti.
    Prendemmo a percorrere i gradini e con l’accetta a fendere l’aria di fronte a noi. Tu già
    te la saresti fatta sotto, Thomas.”
    “Ah - ah ...”
    “E poi è successo.”
    “Cosa?”
    “Sentimmo dal basso uno schifoso.... gorgoglio. Una specie di risucchio.
    Qualcosa di viscido che correva su per le scale. Ad appena un metro, un metro e mezzo
    da me, vidi accendersi decine d’occhiacci di esserini non più grossi di così. Dodici o
    quattordici pollici, all’incirca, così.”
    “Goblin!”
    “Ma che Goblin! Ti paiono alti dodici pollici, i Goblin?! No, fammi finire.
    Erano…fatti... sembravano ometti messi insieme con escrementi, brodaglia e
    frattaglie Thomas. Da ridergli in faccia diresti ora, si, ma… avresti dovuto vedere il
    loro sguardo. L’espressione morta. L’idea di una tale eterna decadenza da confondere il
    cervello, ti giuro.. Era un’orda di Nurglini ragazzo mio. Sai che cosa sono i Nurglini?”
    “I demonietti che ti fanno star male. Che t’attaccano il morbillo e le altre
    malattie. Che prendono di notte i bambini dalle culle e li portano a Nurgle che così se
    li mangia. Si, lo so. Mio zio fa il medico a Bogenhafen: me l’ha raccontata quand’ero
    piccino, la storiellina.”
    “La storiellina il c***o, Thomas! I Nurglini esistono. Così come esiste Nurgle.
    Così come esistono gli Untori. E Sigmar mi salvi dall’incontrarne ancora! Esistono, e
    ti assicuro che sono orrendi. Hanno qualcosa... qualcosa dentro. Qualcosa che anche a
    vederli così ridicoli ti fa rimpiangere di non esser lontano duemila miglia. E quella
    volta io invece ero lì. Assalito sui gradini bui.”
    “Però te la cavasti...”
    “Me la cavai, me la cavai, ma... ringrazio Iddio se son qui adesso che ti racconto
    queste cose. Ascoltami. Quando i demoni riuscirono ad avvinghiarmi, ti confesso che
    non mi comportai molto bene. Mancai il fendente e mi cadde l’arma dalle mani. I loro
    artiglietti mi s’afferrarono alle caviglie e scivolai e caddi giù per la scalinata. Battei
    la nuca e persi i sensi. Stop. Tutto qui il mio valore di guerriero.”
    “E poi?”
    “Non so per quanto a lungo rimasi svenuto. Aprii gli occhi e non trovai nessuno,
    né compagni ne’ demoni. L’odore, l’oscurità, i licheni umidi sul pavimento mi fecero
    capire che mi trovavo ancora nel sotterraneo. Il buio però mi circondava più fitto. Di
    sicuro era già notte fuori, notte fonda; dall’alto non veniva nessuna luce e neppure
    avevo modo di trovar le scale: e risalire fino alla botola, all’ingresso e fuggire dalla
    villa. Pregai Sigmar di non lasciarmi così e attesi che gli occhi mi s’abituassero alle
    tenebre. Mezz’ora dopo presi a intuire il perimetro della stanza, e realizzai con terrore
    che non mi trovavo più vicino alla gradinata! Non più dov’ero caduto privo di sensi!
    Qualcuno mia aveva trascinato via e abbandonato in quel labirinto oscuro.”
    “M***a!...”
    “Aspetta, che il peggio deve venire... Che cosa avresti fatto tu, in una simile
    situazione?”
    “Bhè...mi sarei detto “afffanc**o”, e avrei infilato la prima porta che trovavo.”
    “Esatto. E così infatti mi comportai pur io. Alla mia destra individuai una
    porta, e oltre la porta un corridoio e un’altra porta. E spalle contro il muro, pugni in
    guardia, cautamente mi avventurai oltre la soglia. Ma era tutto così insolito...
    l’architettura, intendo....”
    “Che c’era di là?”
    “Corridoi, corridoi, corridoi. Per un’ora penso di aver solo attraversato corridoi.
    Poi mi trovai a percorrere un passaggio le cui pareti... insomma… il pavimento e le
    pareti erano.... morbide, mollicce. E il puzzo di cadavere, di marcio, di malattia, se
    possibile ancora più forte.”
    “Dovevi essere in fondo, dovevi essere....”
    “Si, l’ho pensato. E ormai mi rassegnavo alla peggiore delle morti. Ma… a un
    certo punto… ho veduto di fronte a me un pallido bagliore.”
    “L’uscita!”
    “Magari Thomas, magari. Un bagliore. Arrancai verso quella lieve luminescenza
    scivolando ad ogni passo nel putridume. Il terreno era sempre più gonfio. Il muro
    sempre più appiccicoso. Giunsi ad un’arcata dalla forma strana, strana davvero,
    tutta attorno delimitata da spunzoni aguzzi. Ricoperti di limo e... non di pietra,
    ragazzo mio: erano fatti d’osso.”
    “Come d’osso ?...”
    “Disperato, quasi allo stremo delle forze, mosso ormai più dall’istinto che dalla
    ragione, spiccai un balzo e ricaddi oltre la porta. Udii dietro a me un ruggito. Mi
    voltai e vidi.... non era una parete ragazzo, ma un volto. Un volto enorme e grottesco
    che mi guardava con occhi vitrei, soffiava vapori da due narici gocciolanti e mi
    ghermiva con una lingua enfia, biforcuta e ruvida. La testa di una creatura che si
    fondeva con il sotterraneo, la carne bianchiccia che cresceva dalle pietre e il pavimento
    che si inarcava al suo respiro. Io ero uscito dalla sua gola, capisci?! Non da un
    cunicolo, dal suo stomaco!”
    “Santo Sigmar!...”
    “Oltre la sua bocca, al di là dei suoi denti, c’era la scala da cui ero sceso a caccia
    di eretici e dove i demoni ci avevano assalito. Mi precipitai a perdifiato su, per i
    gradini, e quindi all’ingresso e al giardino della villetta. Qui, fra sciami ronzanti di
    insetti, empie creature da un occhio solo ed ampie corna facevano a pezzi i cadaveri
    degli altri Zeloti. Macellavano i corpi per nutrire il loro signore. E una tale immonda
    dedizione, ponevano in quest’opera schifosa, che potei allontanarmi non visto e passare
    il ponte e mettermi in salvo sull’altra riva. Mentre un grido di frustrazione e di fame
    mi inseguiva attraverso l’aria nauseabonda. Il suo grido. Il grido della casa. Capisci
    ora perchè non voglio tornare la’ ?!”
    Hans si alzò di colpo dallo sgabello, spense il fuoco pestandoci sopra con energia
    e scomparve in tenda senz’altro aggiungere al suo racconto. Il giovane Thomas restò a
    guardare l’orizzonte tutto graffiato dai tetti contorti di Mordheim. Forse la luce
    tremula del tramonto gli fece sembrare che i comignoli si muovessero. Ora, in quella
    dannata città, nessun luogo gli sarebbe parso mai più sicuro…
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